
Il 26 novembre 1922 è una data destinata a rimanere nella storia dell’archeologia. Dopo anni di scavi nella Valle dei Re, l’archeologo britannico Howard Carter riuscì a compiere una delle scoperte più straordinarie di tutti i tempi: l’apertura della tomba del faraone Tutankhamon, rimasta quasi intatta per oltre tremila anni.
Quel momento segnò una svolta nello studio dell’Antico Egitto e regalò al mondo un patrimonio inestimabile di reperti, gioielli e opere d’arte. Il racconto che segue è tratto direttamente dal libro La scoperta della tomba di Tutankhamon e descrive con emozione gli istanti che precedettero l’ingresso nella camera funeraria.
Il momento che cambiò la storia dell’archeologia
«Il 26 novembre 1922 fu il giorno cruciale, il più bello della mia vita, tanto che non potrei sperare di viverne un altro simile.
Per tutta la mattina continuammo i lavori di sgombero, procedendo con forzata lentezza a causa dei fragili oggetti mescolati al pietrame di riempimento.
A metà pomeriggio, una decina di metri dopo la prima porta, ne venne alla luce una seconda, murata e sigillata, che era una replica pressoché esatta della prima. Le impronte dei sigilli erano meno nitide, ma il segno di Tutankhamon e quello della necropoli reale erano ancora distinguibili.
Pian piano, con una lentezza che ci sembrò esasperante, tutti i detriti che ricoprivano la parte inferiore della porta furono sgomberati e infine il muro di chiusura venne interamente alla luce.
Era giunto il momento decisivo.
Con mani tremanti praticai un piccolo foro nell’angolo in alto a sinistra. L’oscurità e il vuoto incontrati da una sbarra di ferro spinta fin dove fu possibile ci rivelarono che, qualunque cosa si trovasse oltre quel muro, vi era uno spazio libero e non uno sbarramento di detriti come nel corridoio appena ripulito.
Facemmo alcune prove con la candela, per cautelarci contro eventuali fughe di gas e, ampliando leggermente il foro, vi inserii una candela e scrutai all’interno.
Lord Carnarvon, Lady Evelyn e Callender mi stavano alle spalle, in ansiosa attesa.
Sulle prime non riuscii a distinguere nulla, perché dalla stanza proveniva un soffio d’aria calda che faceva tremolare la fiamma. Poi, man mano che i miei occhi si abituavano al buio, i particolari del locale emersero lentamente dall’oscurità: animali dall’aspetto strano, statue e oro, ovunque il luccichio dell’oro.
Per un attimo – che dovette sembrare un’eternità a quanti mi circondavano – rimasi muto dallo stupore e, quando Lord Carnarvon, incapace di attendere oltre, mi chiese ansiosamente: “Riuscite a vedere qualcosa?”, fui solo capace di rispondere:
“Sì, cose meravigliose.”
Allora il foro fu ampliato ancora un poco, in modo che entrambi potessimo vedere, e illuminammo il vano con una torcia elettrica.»
Tratto da Howard Carter, La scoperta della tomba di Tutankhamon.






