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IL MITO DELLO SCARABEO NELL’ANTICO EGITTO

Incontrarlo in natura non è difficile: andando per funghi, asparagi o semplicemente passeggiando nelle nostre campagne è facile imbattersi in questi animaletti neri e lucenti che, con grande fatica fisica, trasportano una sferica palla di sterco, spingendola verso la tana con le zampe posteriori. Considerata la natura del materiale trasportato essi non ci sono molto simpatici come, invece, lo sono molti altri animali che incrociamo nel nostro cammino! Eppure la storia di questo coleottero ha lasciato grandi tracce nella cultura dell’uomo, in particolare in quella egizia.

Nell’antico Egitto lo scarabeo (chiamato kheperer, termine simile a quello del dio Khepri che rappresentava il sole) era il simbolo della resurrezione. Il dio sole che sorgeva al mattino, era immaginato nelle forme dello scarabeo stercorario (Scarabeus sacer) o di un uomo con uno scarabeo al posto della testa. L’astro solare, Khepri, dotato di tutta la sua forza e maestosità, prendeva le forme dello scarabeo in quanto questi andava a simboleggiare il divenire (sorgere, tramontare e risorgere) del disco solare durante il suo ciclo giornaliero. Lo Scarabeo, quindi, simbolo sacro, considerato dai sacerdoti perfetto simbolo dell’interpretazione del ripetersi del giorno e della notte, in analogia con le peculiari caratteristiche biologiche e riproduttive del coleottero. Come lo scarabeo spinge, infatti, in avanti una palla di sterco in cui deporrà le uova e da cui nasceranno le larve, allo stesso modo Khepri, il dio sole (interpretato dalla scarabeo), spingeva il disco solare al mattutino illuminando la terra e spazzando via il buio della notte al sorgere dell’alba. Questa similitudine determinò l’identificazione nello scarabeo della divinità solare, che rinasceva ogni giorno a nuova vita. La figura Khepri-scarabeo è quindi simbolo di rinascita, di vittoria della luce sulle tenebre, del potere generativo e della vita sulla morte. Secondo l’esoterista ed egittologo francese René Adolphe Schwaller de Lubicz, l’instancabile avvicendarsi costante, del lavoro dello scarabeo Khepri, incarna il modello delle forze della natura che sono in continuo movimento e trasformazione.

Considerata l’importanza attribuitagli lo scarabeo stercorario rappresentava per gli Egizi un simbolo importante, di grande forza e potenza anche protettiva. Il simbolo dello scarabeo apparve in innumerevoli amuleti fabbricati in materiali anche molto preziosi, capaci da dare protezione sia durante la vita, che dopo la morte, posati tra le bende della mummia, come oggetti dal potere salvifico. Gli esemplari più antichi di scarabeo, rinvenuti nelle tombe (2300 a.C. circa) erano dei semplici grani di collana appena sbozzati, ma successivamente la produzione di amuleti a forma di scarabeo divenne più specializzata ed elaborata: dagli scarabei appesi a pendaglio agli anelli, usati anche come sigilli. Nel giro di pochi secoli gli scarabei si diffusero enormemente, finendo per portare incisi anche i nomi di personaggi eminenti; moltissimi sono quelli che portano il nome del faraone, in funzione protettiva o di buona fortuna.
Scarabei in materiali nobili usati come ornamento quotidiano, ma che non raggiungevano la bellezza e la finezza di quelli più ricchi e famosi, destinati ai defunti e posti tra le bende delle mummie, in corrispondenza del cuore. Questi erano di grandi dimensioni (fino a 11 cm), non presentavano fori e erano eseguiti con straordinaria perizia; portavano inscritto il capitolo 30-B del Libro dei Morti, la cosiddetta Formula dello scarabeo del cuore, che esortava il cuore a non testimoniare contro il defunto davanti al Tribunale di Osiride. Grandi scarabei scolpiti, incisi o dipinti, li troviamo anche in importanti monumenti commemorativi che portavano inciso il racconto delle imprese dei faraoni o degli eventi più significativi del suo regno. Nella mummia di Tutankhamon troviamo addirittura uno scarabeo finemente lavorato, ricavato dai frammenti di una cometa! Sì, proprio così. Il frammento, lucidato e scolpito da abilissimi artigiani Egizi, riporta uno scarabeo che, esaminato, ha dimostrato la sua sicura origine cosmica. Il fatto è dimostrato da una ricerca che è stata pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters. Lo studio è stato condotto dal gruppo internazionale di geologi, fisici ed astronomi coordinato da Jan Kramers (tra i ricercatori c’è anche l’italiano Marco Andreoli, della South African Nuclear Energy Corporation), dell’Università sudafricana di Johannesburg. Il frammento stellare in vetro giallo, incastonato in uno dei gioielli della mummia, risulterebbe prodotto dall’esplosione di una cometa avvenuta 28 milioni di anni fa sull’Egitto. E’, questo oggetto, la prima testimonianza in assoluto dell’impatto di una cometa sull’atmosfera terrestre.

(credit M.Virdis – Associazione Oltre la Linea – www.oltrelalinea.news)

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